Il legame fra il Friuli e il vino affonda profondamente le sue radici: è opinione diffusa che la vite
sia giunta in questa terra tra il XIII e il XII secolo A.C. con l’arrivo degli Eneti, una popolazione
proveniente dall’Est. Aquileia è stata in seguito la culla antica del vino friulano: fondata dai
Romani nel 181 A.C., è diventata un crocevia di popoli e commerci e da qui partivano anfore
colme di vino, dirette verso l’Impero, lungo le rotte del mare Adriatico. Di questo territorio, nel III
secolo d.C. lo storico greco Erodiano, racconta che “gli alberi sono disposti a eguali distanze e
le viti sono loro accoppiate, formando un quadro giulivo, tanto da far sembrare quei filari come
adornati di corone di fronde”.
Ci sono luoghi in cui la terra racconta una storia lunga, che arriva fino ad oggi. Il Friuli è una di
queste: da quei secoli ad oggi, ogni filare che si arrampica sulle colline, ogni vite che si inchina
al vento, custodisce un frammento di memoria.
I vigneti fra le Alpi e il Mare
In provincia di Udine la terra parla una lingua di equilibrio. Le viti crescono protette a nord dalle Alpi Giulie, mentre a sud si apre l’Adriatico con i benefici effetti del clima marino. Le radici affondano in profondità su terreni antichi composti dalla “ponca”, una roccia stratificata formata
da marne e arenarie nate milioni di anni fa dal sollevamento dei fondali marini.
La ponca è friabile, si spezza facilmente tra le dita; ma questa fragilità dona invece ai vini forza e carattere, vini che raccontano la sua essenza: tesi, minerali, luminosi. Su altri versanti i suoli sono invece ricchi di argilla, limo e sabbia che ricordano la storia dei fiumi e del mare che un tempo
lambivano queste campagne. Qui le radici si fanno strada in un terreno che drena, respira, custodisce il calore del giorno e la frescura della notte. Da questa terra chiara e generosa nascono vini che parlano piano ma lasciano il segno: sinceri, profondi, con una grazia sottile che non si impone ma rimane.
Un territorio dove il respiro delle Alpi incontra la carezza del mare, ogni grappolo è il risultato di un dialogo lento e paziente tra uomo e terra. Quando il vino prende forma esprime questa regione: i pendii delle colline, la brezza che scende dalle Alpi, il Mar Adriatico che si apre in lontananza, le rocce e la luce. E la mano dell’uomo. Un legame antico che ogni friulano porta sotto la pelle.
Differenze nel calice a seconda del terreno
Le diverse caratteristiche dei terreni in cui vengono allevate le viti si riflettono nei vini finali:
La Ponca (Buttrio) regala vini intensi, ampi, con corpo e profondità.
Il terreno argilloso e ghiaioso (Bagnaria Arsa) consente di ottenere vini tesi, freschi, sapidi, con
un elegante finale balsamico.
Due vini della stessa varietà, nati dallo stesso vitigno, possono raccontare storie anche molto
diverse a seconda del suolo che li nutre.
Cosa ci ha insegnato la terra
“Questa terra insegna a rispettare i ritmi e i tempi della vite. Forzare i processi non porta mai
risultati. Il nostro approccio è quello di ascoltare la natura assecondando ogni fase fenologica,
dalla vigna alla cantina, per preservare l’identità del vino e raccontare questo territorio.”
Matteo Buiatti

